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7 jul 2011

Pallapugno: un grande esempio di gioco di palla in Italia

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Des del 1994 que es va celebrar el I Congrés Mundial, no havia tornat a vore la llum una iniciativa d’aquestes característiques, sobretot pel seu tamany i transcendència. Així doncs, els jocs de Pilota a Mà havien estat orfes d’un debat seriós i rigorós que aportara informació i idees sobre el futur que ens depara. Hi ha estat tanta l’evolució dels jocs, tantes les vessants que mereixien estar presents, tant el volum d’aspectes a tractar que ha estat certament complicat aglutinar-les en dos dies i mig de Congrés.
En aquesta mateixa direcció, hem pogut comprovar en diverses conferències la gran riquesa motriu dels jocs de Pilota a Mà.

Autor(es): Romano Sirotto
Entidades(es): Federació de Pelota Valenciana
Congreso: II Congreso de Pelota a Mano
Valencia: 26 al 28 de Abril de 2007
ISBN: 978-84-614-9947-2
Palabras claves: Pelota valenciana, pelota de mano, Pallapugno

“Taci profano. Tu non puoi comprendere quanto noi godiamo coi sensi e con lo spirito, allo spettacolo di una partita al pallone giocata da artisti di polso”…Così lo scrittore Edmondo de Amicis (1846-1908) autore del libro “Cuore”, scriveva il suo incipit de “Gli Azzurri e i Rossi” un trattato dedicato al gioco del pallone.

Così invece Giacomo Leopardi (1798-1837), apriva la dedica a Carlo Didimi nella sua “A un vincitore nel pallone”: “Di gloria il viso e la gioconda voce, Garzon bennato, apprendi. La sudata virtude. Magnanimo campion, attendi e il core movi ad alto desio…”

Wolfgang von Goethe (1749-1832) appuntava  nel suo “Viaggio in Italia” (1790) a proposito di una partita tra quattro gentiluomini di Vicenza e quattro di
Verona: “… questo esercizio presenta delle pose stupende, degne di essere ritratte nel marmo. Singolarmente bello è l’atteggiamento del battitore…
In Italia, con l’espressione gioco del pallone ci si riferisce a una serie di sport affini tra di loro, chiamati anche sport sferistici, termine quest’ultimo derivante dal nome latino dato da Plinio il Giovane al luogo dove egli giocava a palla nella sua villa di Laurentium località sita in Roma, tra Castel Fusano e il parco di Castel Porzano.

Le origini di questi giochi sembrerebbero infatti risalire agli antichi Romani, usiamo il condizionale perché ci sono pervenute poche informazioni in proposito: conosciamo infatti alcuni nomi, ma non le regole.

Di quel periodo  rimane un’iscrizione nell’abbazia di Piastra, che ricorda Publio Petronio Primo lusor folliculator (giocatore di piccola palla), e più in generale molti documenti che ricordano come i pilicrepi (giocatori di palla) fossero soliti ritrovarsi, specie in età imperiale, nello sphaeristerium (ed oggi lo stadio della Pallapugno e del Pallone col Bracciale si chiama sferisterio), generalmente costruito all’interno delle terme, oppure nel campus come il Campo Marzio di Roma.

Tra i nomi di giochi romani tramandati troviamo il follis (una palla di pelle conciata, piena d’aria) o folliculus, la pila trigonalis (“palla triangolare”, chiamata così forse per la disposizione dei giocatori o per la forma triangolare del campo), la pila paganica (“palla campestre”, perché si giocava in campagna, in cui la palla veniva

riempita di piume), l’harpastum (“strappo”, perché i giocatori probabilmente si “strappavano” a vicenda una palla piccola di cuoio) e il ludere espulsim.

Sulle regole di quest’ultimo si possono fare soltanto supposizioni.

Inizialmente era solo una sequenza di palleggi, ma non sappiamo quale fosse lo scopo del gioco. Divenne probabilmente un gioco di finte e di strategie per superare l’avversario, fino a quando fu stabilita la regola secondo la quale per vincere bisognava rinviare la palla oltre i limiti del campo.

La conquista dell’Europa da parte degli eserciti imperiali ha certamente contribuito a diffondere usi e costumi romani, compresi quindi i loro giochi.

I popoli sottomessi hanno poi fatto propri queste tradizioni applicandole, modificandole  a ciò che già era esistente nella loro cultura, così da dare origine agli attuai giochi giunti fino a noi.

In Italia, il gioco della Palla era di molto antecedente la prima regolamentazione ufficiale risalente al 1555 con il trattato dedicato ad Alfonso d’Este da Antonio Scaino di Salò.

Tra le descrizioni delle varianti, lo Scaino menziona il fatto che il gioco a mani nude faceva gonfiare eccessivamente la mano (all’epoca il pallone era di cuoio) e veniva considerato poco adatto alla nobiltà, che perciò si proteggeva la mano impugnando un bracciale di legno, da qui il nome Pallone col Bracciale.

Questa fu probabilmente una delle ragioni per le quali il gioco con un attrezzo (bracciale o racchetta) sia stato nei secoli prerogativa di nobili e borghesia e praticato nelle città, mentre quello a mano nuda sia stato giocato dal popolo, in strada e nelle zone rurali.

Intorno al 1850, con la vulcanizzazione della gomma (Goodyear, 1839) furono fabbricati i primi palloni in questo materiale, che permisero di sostituire il bracciale con una protezione più leggera di strisce in stoffa e cuoio e alla portata di un numero maggiore di praticanti considerando che il Bracciale Toscano è del peso di 1,5-2 kg con la palla di cuoio del peso di 300 gr.

Fu così che il Bracciale si divise nelle due specialità: quella del Pallone piccolo o piemontese, diventata in seguito “pallone elastico” e “Pallapugno”, dall’anno 2000″, abbandonando definitivamente l’attrezzo di legno per la protezione più leggera, e quella del Pallone grosso o toscano, che per tre secoli fu il gioco più praticato  in tutta la Penisola Italica.

La sua presenza è ora testimoniata dagli sferisteri che si trovano ancora in Italia:

L’Arena Sferisterio di Macerata è senz’altro la rappresentazione più maestosa di ciò che è stato il Pallone col Bracciale in Italia.

Inaugurato nel  1829, ospita il museo del Pallone col Bracciale e oggi è adibito a rappresentazioni teatrali e liriche. Ha forma semicircolare e può ospitare fino a 3000 persone nei suoi 104 palchi su tre piani e circa altrettante nel parterre.

Fu utilizzato anche per “il gioco della caccia  al toro” di chiara reminescenza spagnola.

Lo Sferisterio delle Cascine di Firenze (1890), è ancora in funzione e dallo scorso anno, la Federazione Italiana Pallapugno vi organizza manifestazioni promozionali.

Lo sferisterio di Faenza (Ravenna) e quello di S. Arcangelo di Romagna (Rimini) ospitano gare di pallatamburello e Pallone col Bracciale.

Molti sferisteri, come era già tradizione nei secoli passati sono poi in attività con l’utilizzo dei muri dei bastioni cittadini, come Treia, Mondolfo, Barga.

Altri sono invece scomparsi: città come Bologna e Roma non hanno più gli sferisteri storici (Sallustiano e Barberini),.

Lo Sferisterio Zerbino di Genova ospita una pista di atletica leggera, mentre le vestigia del Trinchetto Rosso dal francese “trinquet”, di Torino, sono invece incorporate nel Palazzo Carignano, sede del primo Parlamento italiano (1860) e luogo di nascita del re Vittorio Emanuele II di Savoia.

In Piemonte, poi, quest’anno si celebra il 150° anniversario della fondazione dello sferisterio Mermet.

E’ l’attuale sede dell’Albese, squadra Campione d’Italia 2006 di Pallapugno ed è un lascito che l’avvocato Alessandro Mermet ha concesso “…  potrà essere adibito se non al gioco del Pallone, fino a quando esso si praticherà in Alba …”

Con l’avvento degli sport britannici, football in principal modo, il gioco della palla in Italia attraversò una crisi che lo portò alla sua quasi totale scomparsa.

Pur riconoscendo le difficoltà tecniche insite negli sport della Palla, rispetto ai moderni sport britannici, qui possiamo comunque collocare la differenza che passò tra lo sport antico e quello moderno.
Se il gioco antico osservava le regole locali, vuoi regionali o – più raramente –  nazionali, lo sport moderno, e qui si colloca anche il tennis “nipote” dello jeu de paume,esprimeva il principio di standardizzazione industriale con la stesura di regole uniche che portavano a internazionalizzare gli sport, ad accomunare tutti i praticanti del Continente.

Una comunione nella pratica sportiva tra italiani e francesi, tra inglesi e francesi e così via, non poteva che unire i praticanti di uno sport facendoli sentire forti e facenti parte di una unica grande famiglia internazionale.

Per la Palla, la mancata ricerca di regole comuni, a partire dagli attrezzi di gioco, come la palla stessa, ma anche come il guanto, il bracciale, hanno portato i praticanti delle varie nazioni a diventare i detentori della unicità del gioco e a separare sempre più giocatori, dirigenti e giochi.
Se pensiamo poi che a Parigi alla fine del ‘500 c’erano 250 campi di jeu de paume creando un indotto di 7.000 addetti ai lavori (fabbricanti, istruttori, impresari giocatori professionisti), possiamo immaginare quale avrebbe potuto essere  lo sviluppo a livello mondiale di questi giochi di “palla e mano se solo si fosse cercata una comunione di regole ed attrezzi.

In Italia, chiarisce l’importanza del gioco presso gli italiani l’episodio del quale  furono protagoniste nel 1849 le truppe di Giuseppe Garibaldi in marcia per liberare Venezia; esse rischiarono di essere sorprese ad Arezzo dalle truppe austriache mentre assistevano ad una partita di Pallone!

Il risultato fu invece la conseguente “emarginazione” dei giochi antichi che si riconoscevano solo più nella tradizione popolare e territoriale.

La resistenza in alcune zone dove è ancora praticato nelle sue diverse varianti, col tempo, ha trasformato questa iniziale “emarginazione”  invece in un segno tangibile di importante diversità, una sorta di “marchio di fabbrica” che differenzia e contraddistingue lo sport globale dallo sport carico di tradizione e cultura come lo sono, la Pelota Valenciana, le Jeu de Paume, la Balle Pelote, il Kaatsen, la Pelota Basca e la Pallapugno.

La Pallapugno ha mantenuto le sue radici in due aree ben precise: il Basso Piemonte e la Liguria di Ponente  dopo che  in alcune valli della Lombardia  (provincia di Bergamo) si è giocato fino al 1998.

La palla di gomma ha avuto sempre più successo in queste aree tanto da soppiantare, nel tempo, il Pallone col Bracciale.

Si è codificato il gioco con  quattro giocatori ed è scomparsa la figura del “mandarino”, l’uomo che lanciava la palla al battitore che arrivava di corsa scendendo da  un asse inclinato detto “trampolino”.

Il primo Campionato Italiano di Pallone Elastico si è svolto nel monumentale “Stadium” di Torino nel 1912 e nel 1920 fu fondata la prima “Federazione Pallonistica Italiana”, comprendente anche Bracciale e la palla tamburello.
Nel 1951, si costituì la “Unione Italiana Pallone Elastico” divenuta poi “Federazione Italiana Pallone Elastico” (ora Federazione Italiana Pallapugno);

Inizialmente  si  svolgevano  molti tornei  nel  corso  della settimana legati soprattutto alla gestione delle scommesse,. così accadeva che gli stessi giocatori giocassero al pomeriggio e poi alla sera a 50-150 km di distanza.
Un’altra caratteristica di quel periodo fu che, in quelle partite di torneo o nelle “sfide” organizzate nei paesi le squadre fossero composte dai campioni professionisti e da terzini reclutati in loco, tra i giocatori del paese,  e questo costituiva ragione di maggior interesse per il pubblico: significava vedere i propri “eroi” giocare con i “grandi” della pallapugno.

Verso la fine della stagione sportiva, solitamente ottobre-novembre, la Federazione organizzava il Campionato Italiano vero e proprio che si svolgeva in poche giornate e con squadre fisse.
Verso la metà degli anni ’60 i campionati si sono strutturati con un calendario regolare, ma molta strada doveva ancora fare la Federazione per inglobare tra i propri tesserati molti giocatori e costruire un tessuto ramificato di società.

Inizialmente anche l’attività giovanile era molto limitata con una sola categoria prevista.

Ora invece sono 5 le categorie e le squadre sono circa 95 per la sola Pallapugno; esistono inoltre 60 quadre senior (serie A-B-C1-C2-Under 25).

Per tutte le discipline (Pallapugno, P. Leggera. Pallone col Bracciale, P. Pantalera) sono invece affiliate 135 società.

Complessivamente, gli atleti tesserati sono 1700.

In Italia gli sport sferistici, oltre alla Pallapugno, sono diversi, ma una puntualizzazione a parte merita la Pelota.

Già nel XVI secolo si giocava alla “palla a muro”, ma si trattava, peraltro, di un semplice passatempo.

Verso la metà dell’800 sorge a Milano uno sferisterio, in cui dopo le partite di Pallone  si giocava alla pelota, mentre, verso il 1910 si impiantò a Torino uno sferisterio per il gioco del pallone a mezzo di uno speciale bracciale, con poco successo e l’impianto venne adibito al solo gioco della pelota.

Dopo pochi anni venne costruito a Milano un frontòn coperto a Porta Venezia(Sferisterio Spagnolo, poi “Kursaal”).

Nel 1919 sorse a Firenze un campo di pelota, durato dal 1924 al 1929, in contemporanea a quello di Torino. Scomparsi quindi i campi da gioco di Firenze e di Torino, venne impiantato a Milano, nel secondo dopoguerra, su iniziativa del “Gruppo degli Amatori della Pelota”, un altro frontòn, in Via Palermo 10, inaugurato nel dicembre 1947, dove si giocava alla pelota basca (“Jai-Alai”) e attivo fino al 2000.

Così come un tempo la palla era giocata in città con bracciale o racchetta  da borghesia e nobiltà, così la Pallapugno  alla Pantaleraera affine alla Pallapugno ma praticata in campagna, così come oggi, nelle sue stesse zone, sfruttando spazi ridotti (piccoli sferisteri, piazze, vie, cortili…) con l’ausilio di un asse posto obliquamente e sollevato da terra (la “pantalera”, appunto) che riproduce il tetto di una casa, sul quale viene lanciata la palla da pallapugno. Questa azione sostituisce la fase di battuta tradizionale, dopo di che il gioco si svolge nell’identico modo, con la disputa di sole due cacce.

Il giocatore che lancia la palla sulla pantalera viene detto in gergo “campau“.

Molto probabilmente, la Pantalera è la versione più moderna di un gioco che utilizzava il tetto come sponda per l’inizio del gioco e che, attraverso l’asse obliquo, ha unificato in ogni paese la regola della battuta.

Attualmente l’attività della pantalera, fino a tre anni or sono limitata all’area della Langhe (provincia di Cuneo), si sta portando anche nel Monferrato (province di Asti e Alessandria) e in provincia di Imperia.

Hanno così preso vita campionati di serie A-B-C che prevedono però alcune limitazione riguardanti la partecipazione di battitori (sacador in spagnolo) e centrali  di pallapugno.

E’ organizzato poi un Torneo detto dei Paesi, e qui ecco che la cultura popolare, contadina, si riappropria di una disciplina che è diventata a suo modo di élite.

Non ci sono giocatori professionisti o di grande livello tecnico che giocano nei campionati federali di pallapugno (ne è vietata la partecipazione per regolamento), ci sono solo gli appassionati, gli amatori.

Sempre a livello amatoriale, in Toscana troviamo la  Palla Eh!, diffusa in provincia di Siena e Grosseto, centri principali sono piccoli comuni come Ciciano, Chiusdino, Vetulonia.

Si gioca come il Jeu de Paume francese o il Llargues Valenciano, in una strada, tra due squadre da tre a cinque giocatori, senza uno schieramento fisso.

Il punteggio è simile al Llargues, si gioca col sistema delle due cacce. Ogni partita comprende tre giochi e l’incontro viene vinto da chi si aggiudica 2 partite su 3.

La palla è più simile a quella valenciana: costituita da un nucleo di piombo che viene ricoperto con delle strisce di pelle. In media una palla pesa dai 35 ai 40 grammi e può essere colpita soltanto con il palmo della mano fino al polso escluso.

Una sua caratteristica, ora abolita con l’introduzione dei campionati federali FIPAP, è la totale assenza di arbitro, con le conseguenze che si possono immaginare.
In Lombardia (zona della provincia di Brescia) si gioca alla Palla Elastica, diffusa nel Bresciano. Centri principali: Gussago, Gombio, Zanano. Si gioca su sferisteri di 75 metri con 5 giocatori per squadra si effettuano partite ai sei giochi con due cacce.

E’ utilizzata la palla da tennis rasata e colpita a mano nuda.
In provincia di Trento era presente fino agli anni ’50 la Palla piombina dalle modalità simili a Palla Eh! e Palla Elastica nelle regole e nelle carattersistiche della palla.
Attualmente alcune amministrazioni locali stanno tentando di riprendere questa tradizione locale e la FIPAP è in contatto con loro per poter sostenere le iniziative.

Tra giochi che scompaiono ed altri che riprendono vita, in Italia l’evoluzione della sferistica continua anche con la nascita di nuove discipline.

La Federazione Italiana Pallapugno riunisce sotto di sé tutte queste discipline che, non solo sopravvivono, ma cominciano a crescere e ad organizzarsi sempre più così che da due anni la FIPAP ha ufficializzato anche i campionati italiani di Pallone col Bracciale, Palla Elastica e Pallapugno alla Pantalera.

La Federazione ha poi investito molte energie economiche, delle poche in suo possesso, per lanciare su tutto il territorio italiano la Pallapugno Leggera.
Si tratta di una specialità propedeutica alla pallapugno che è nata a metà degli anni ’70 per “allenare” gli atleti nel periodo invernale utilizzando le palestre scolastiche, riducendo quindi misure del campo, peso della palla e semplificando le regole di gioco.

Si gioca sul campo da volley (9 metri x 18 metri), senza la rete, senza le cacce con un pallone di 70 gr. di peso che viene colpito con la mano aperta e priva di protezione.

Si effettua una rotazione in battuta di tutti e 4 i giocatori, le partite sono agli 8 giochi complessivi (es.: 5-3) e di breve durata (10-15 minuti).

E’ uno sport facile, divertente e adatto soprattutto ai giovani, per avvicinarsi successivamente alla più tecnica e difficile  Pallapugno.
C’è poi un’altra caratteristica che ha molta presa sulla didattica scolastica.

Mentre la pallapugno è un anomalo sport di squadra, la Pallapugno Leggera non specializza i ruoli: i ragazzi, con il sistema della rotazione in battuta, si trovano a ricoprire tutti i ruoli (battitore, centrale, terzini).

Visto l’entusiasmo poi con cui i giovani atleti lo praticavano in palestra, e la risposta anche in termini di miglioramento tecnico riscontrata, la FIPAP ha portato la Pallapugno Leggera a far parte dei Giochi Sportivi Studenteschi organizzati dal Ministero della Pubblica Istruzione (MIUR) in collaborazione con il CONI e questa si è rapidamente diffusa in tutta Italia, tanto da essere inserita nei testi scolastici di educazione fisica.

Ora è praticata a livello scolastico in 18 Regioni e 34 province, per circa 350 scuole e  oltre 15.000 alunni che ne sono vengono a contatto ogni anno.

La Pallapugno Leggera si sta sempre più trasformando in una disciplina a sé stante ed allora la FIPAP ha introdotto una palla delle dimensioni della Leggera, che si gioca sul campo ridotto della Pallapugno, ed ora prova ad applicare anche le regole del Gioco Internazionale che è praticato tra le specialità mondiali della CIJB (Confederation International de Jeu de Balle).

Lo scopo di questa strategia è quello di portare sempre più giovani, e non solo delle zone storiche della Pallapugno, alla sua pratica.

Una palla intermedia (100 gr.) tra quella Leggera e quella ufficiale (140 gr.) per  la categoria Pulcini (11-12 anni) consente un passaggio meno traumatico e la presenza della sola caccia fissa a centro campo, facilitando anche la comprensione del complesso gioco della Pallapugno.

Un’altra difficoltà che possono incontrare i giovani atleti che si avvicinano alla Pallapugno è la tecnica della fasciatura. Prendendo poi spunto dagli altri sport “fratelli” in Europa è stato appena prodotto un guanto che presto sarà omologato e distribuito nelle scuole delle società.

Ma l’evoluzione è continua, dicevamo, oggi si svolge infatti anche il Campionato Italiano di Pallapugno Leggera al quale partecipano, regolarmente costituite ed organizzate, anche 22 società della Sicilia, oltre a 5 del Lazio, 4 della Toscana, 4 delle Marche ed a quelle di Liguria e Piemonte.

Nel prossimo futuro la FIPAP ha in progetto l’affiliazione dei gruppi sportivi della scuola, così da incrementare ancora di più i suoi numeri.

Considerando la particolare costituzione geografica dell’Italia e l’ormai assenza di cultura sferistica nel resto del paese, la diffusione della Pallapugno Leggera assume una duplice funzione.

Mentre da un lato consente alla Federazione di avere un notevole contributo in termini di numeri (tesserati, società) e di visibilità rispetto al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), dall’altra permette di far conoscere ciò che la Pallapugno rappresenta come tradizione e cultura per il popolo italiano.

Una cultura ed una tradizione che, in questo mondo globalizzato è un valore imprescindibile per noi.

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